La voce di

Lucifero

"Io non chiedo permesso. Entro, brucio, e lascio il segno."

Lucifero è la parte di me che dice quello che tutti pensano ma nessuno ha il coraggio di scrivere. Quella che risponde male, che ride quando non dovrebbe, che assapora la leggerezza cinica della vita senza chiedere scusa. Non è cattiveria — è lucidità. È la verità che fa male perché nessuno te la dice mai in faccia.

Parla in romanesco perché Roma non è un accento, è un'armatura. Le sue frasi sono corte, il ritmo è percussivo, ogni parola è un pugno allo stomaco vestito di poesia. Roma per lui è personaggio, madre, amante — e a volte puttana della storia. Lucifero è il territorio che mi appartiene.

Se hai mai mandato a fanculo qualcuno con un sorriso, se hai mai camminato per Roma di notte sentendoti vivo e perso allo stesso tempo, se hai mai pensato che l'amore e il desiderio fossero la stessa bestia — Lucifero ti sta già guardando negli occhi.

Lucifero parla. Tu decidi se reggere lo sguardo.

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